Un gruppo di giovani sionisti a Roma ha scelto come simbolo un ardito diventato fascista
Domenica 23 febbraio un’uscita straordinaria di S’È DESTRA, la numero 74. Oggi parliamo di uno di quei cortocircuiti tipici di questa nostra epoca, dove i simboli e le storie del Novecento vengono rimescolate per fornire nuovi significanti al nostro presente.
Questa newsletter la scrivo io, che sono Valerio Renzi, in collaborazione con Fandango Libri. Per qualsiasi cosa la mia mail è valrenzi@gmail.com, ho un profilo su X e uno su Instagram, e da qualche giorno anche su Bluesky e Mastodon.
Nell’ultimo mese ho tentato un esperimento che è piaciuto, a giudicare dai feedback, le iscrizioni e le letture, pubblicando un serie intitolata Fascismo di silicio che proseguirà (magari inframezzata da altri contenuti come quello che state leggendo).
Qui potete leggere le prime puntate:
Fascismo di silicio #1. Peter Thiel: l'eminenza nera della Silicon Valley
Fascismo di silicio #2. Illuminsmo Oscuro: Curtis Yarvin e Nick Land
Fascismo di silicio #4. Progettare il futuro del mondo giocando a SimCity
Ora iniziamo.
Il Liceo Manara a Monteverde ha all’interno un collettivo di sinistra molto attivo, anche contro il genocidio in Palestina, e molti studenti di religione e cultura ebraica. Quando facevo politica io le due cose non erano in contraddizione, anzi, ma sono passati quasi vent’anni e la comunità ebraica di Roma si è spostata a destra, l’Italia si è spostata a destra e Israele si è decisamente spostato a destra. E dopo il 7 ottobre le cose si sono ulteriormente esacerbate, con l’emergere di numerosi episodi di squadrismo a opera degli elementi della destra della comunità ebraica nella capitale (tutti passati assolutamente impuniti).
Nella notte tra giovedì e venerdì ignoti sono entrati nel cortile del liceo di Monteverde, chiuso gli ingressi con delle catene e sigillate le serrature con una schiuma solidificata, vergato delle stelle di David sopra i muri e affisso lo striscione che potete leggere qui sotto.
Non sono riuscito a capire se l’azione è nata da qualche episodio particolare, quello che ho capito chiedendo ai diretti interessati è che non è la prima intimidazione nei confronti dei giovani del collettivo da soggetti “esterni”, mentre dall’altra parte si parla di atti contro giovani studenti ebrei non meglio circostanziati.
L’azione è stata rivendicata dalla Brigata Dario Vitali che annuncia: “Non saranno più tollerate azioni di bullismo e antisemite volte ad allontanare studenti ebrei dai licei pubblici”. Viene anche diffusa una patch di tipo militare del gruppo: un teschio con una corona di alloro e una rosa stretta tra i denti, sotto una stella di David.
Non a caso la simbologia è quella degli arditi: Dario Vitali apprendiamo dalla pagina Wikipedia era il “portastendardo del IX Reparto d'Assalto ‘Fiamme nere’, fu decorato di Medaglia d'oro al valor militare a vivente. I militari di religione ebraica decorati con la massima onorificenza nella grande guerra furono in tutto cinque e Vitali fu l'unico sopravvissuto di questi”.
Ma Vitali non è stato solamente un giovanissimo soldato che si fregiò di gesti di “eroismo” nella Grande Guerra, ma anche un fascista della prima ora (tra il 1922 e il 1923 l’ardito congedato sarà commissario del Fascio di combattimento di Livorno, sua città natale). Sarà poi di nuovo un soldato nell’avventura coloniale nella campagna d'Etiopia e poi nella Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, dopo essere stato catturato dagli inglesi, sarà rimpatriato dalla Croce Rossa in Italia. Chissà se quando rientrava in patria Vitali il rastrellamento del ghetto di Roma era già avvenuto
Che un gruppo di giovani ebrei romani sionisti, la loro convinzione ideologica la desumiamo dai canali dove la “rivendicazione” è circolata, scelgano Vitali come simbolo è interessante al di là della cronaca.
Quali caratteri ha? Prima di tutto il carattere dell’eroe italiano. Poi è un guerriero coraggioso e infine è stato anche fascista rivoluzionario della prima ora, per poi essere un soldato dell’esercito fascista nella brutale guerra coloniale condotta in Etiopia.
Parliamo di ragazzi che dunque rivendicano prima di tutto la loro nazionalità, ben subordinata all’appartenenza religiosa, e allo stesso tempo esprimono alcuni valori da contrapporre agli “antifascisti”: nazionalismo e esaltazione per il coraggio guerriero. Un ebraismo militante ben lontano dal cosmopolitismo e l’universalismo che contraddistinguono larga parte della cultura ebraica.
Anche tanti giovani ebrei della diaspora, nel clima provocato dalla guerra, si sentono di combattere su un fronte, quello della contrapposizione all’interno della propria società, e in dovere di difendere la propria comunità che percepiscono come assediata. E la contrapposizione è quella con i “propal” atterriti dai massacri in corso a Gaza e che protestano da più di un anno, in più di un caso non estranei alla difficoltà di distinguere tra Israele, governo di Israele, ebrei, istituzioni ebraiche etc.
Mettersi nei panni degli altri, provare a usare lo sguardo degli altri, non è mai facile, il perché questi giovani abbiano scelto Dario Vitali come eroe dietro cui celarsi però, purtroppo, mi sembra solo un preoccupante sintomo della mobilitazione militare crescente in cui sono immersi.









complimenti Valerio, scrivere di questi temi 'da sinistra' in Italia non e' facile senza scadere in facili dicotomie, lo hai fatto con tatto e soprattutto con dovuta attenzione ai dettagli. Per quanto riguarda la storia di Dario Vitali vorrei solo sapere in che modo combatte' come soldato nella seconda guerra mondiale, dato che pochissimi furono gli ebrei 'discriminati' (nel senso dispensati dalla discriminazione razziale) per meriti fascisti e nel 1939 Achille Starace, se non erro, aboli' la pratica come segretario del PNF. E' una domanda che faccio perche' in Italia l'attenzione verso la discendenza ebraica (anche patrilineare) nell'applicazione delle leggi razziali venne presa in maniera alle volte piu' zelante che nella Germania nazista. Saluti antifascisti !
È brutto da dire, ma come Guzzanti disse in “fascisti di Marte”, “a mali estremi, estrema destra”. Se gli antifascisti (di sinistra) che dovrebbero difenderti dagli attacchi antisemiti sono gli stessi che iniziano a farteli perché presumono per il tuo essere ebreo che tu “stia con Israele”, anche se magari no, finisce che ti radicalizzi anche tu e diventi decisamente di destra