Pauvre Jordan!
Ciao e buon sabato,
questa è S’È DESTRA, per la precisione l’uscita 139. Per chi capita qui per la prima questa newsletter racconta storie, culture, politiche delle destre in Italia e nel mondo. La scrivo io che sono Valerio Renzi, faccio il giornalista e mi occupo di comunicazione politica.
Oggi parliamo del ritorno in pista di Marine Le Pen per le presidenziali francesi del 2027, di come il prossimo sarà un anno di svolta in un senso o nell’altro per l’Europa, e di Jordan Bardella, che ha dovuto rimandare il suo grande momento.
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Ora iniziamo!
“Jordan Bardella ed io ci battiamo per la Francia, non abbiamo ambizioni personali. Lui, con la sua energia, sarà un eccezionale primo ministro, saremo un ticket che cambierà le cose in Francia".
Lui, con l’eleganza che lo contraddistingue ha fatto un passo di lato, e ha sorriso. Nonostante la condanna l’epopea politica del clan Le Pen ancora non è finita, e a correre nel 2027 per l’Eliseo sarà ancora lei, Marine Le Pen, la figlia del patriarca Jean Marie Le Pen che per tutta la vita ha gestito il partito dell’estrema destra francese come una cosa di famiglia (per saperne di più: Vita e morte di un nazi).
La storia in sintesi: Marine Le Pen il 31 marzo 2025 viene condannata in primo grado a 4 anni di reclusione, di cui due da scontare ai domiciliari con braccialetto elettronico e a cinque anni di ineleggibilità. L’accusa aveva chiesto che la pena fosse scontata in carcere. Le Pen è accusata di appropriazione indebita di fondi pubblici: in sintesi l’allora Front National tra il 2004 e il 2016 avrebbe utilizzato il personale assunto tramite i fondi degli europarlamentari, per lavorare direttamente per il FN. Il 7 luglio scorso la sentenza di appello ha mitigato (come atteso), i termini della condanna: tre anni di carcere di cui due con pena sospesa e uno da scontare con braccialetto elettronico e a 45 mesi di ineleggibilità, gran parte dei quali già “scontati”.
Quindi ecco che Marine Le Pen è tornata candidabile, e subito ha annunciato che non avrebbe rinunciato alla corsa (c’è la questione del braccialetto elettronico, ma avendo presentato ricorso in Cassazione per ora non dovrà indossarlo).
Pauvre Jordan! Sarà allora il caso di dire, eterno delfino che studia e che aspetta il turno di dare all’estrema destra francese la sua impronta. Ma a pensarci bene anche lui è venuto fuori dall’allevamento di dirigenti in camicia bianca e giacca del Front National, grazie alle frequentazioni del cerchio magico, o meglio della croce celtica, di Marine Le Pen.
Classe 1995, Bardella è un giovane di estrazione popolare, come non si manca di sottolineare in ogni nota biografica. Cresciuto con la madre in una casa popolare di un sobborgo parigino, ha una carriera sfolgorante. Nel 2012 si iscrive al Front National, e nel 2015 a 20 anni è già consigliere regionale della regione dell’Île-de-France. Poi due anni dopo diventa anche portavoce del partito e leader della sezione giovanile.
È in questi che si può leggere l’ascesa di Bardella parallelamente ai suoi fidanzamenti. Prima è sentimentalmente legato a Kerridwen Chatillon, figlia di Frédéric Chatillon, il centro della cosiddetta Gud-connection, ovvero l’insieme di figure che provengono dall’estrema destra Groupe Union Défense, e che hanno accompagnato l’ascesa di Marine Le Pen. Poi si accompagna per qualche tempo a Nelwenn Olivier, figlia di Marie-Caroline Le Pen, nipote di Marine e oggi responsabile della campagna per le presidenziali.
Ma il lancio nell’Olimpo della politica avviene con i guai giudiziari di Marine, quando viene preferito alla vecchia guardia del partito. Nel 2021 Marine Le Pen corre per le presidenziali e lascia la direzione del partito che viene assunta ad interim da Bardella, che viene confermato a pieni voti al successivo congresso. È sotto la sua guida che conquista il 31% dei voti alle elezioni europee del 2024. Oggi Bardella si trova a Bruxelles, dove guida una pattuglia di 30 deputati, e si è imparato a far conoscere dalla cancellerie di tutta Europa.
Insomma: il giovane leader dell’estrema destra era pronto a correre per le presidenziali, ma evidentemente la padrona di casa ha detto no. Eppure molti analisti si dicono convinti che il leader dei Patrioti all’Europarlamento avrebbe maggiori possibilità di vincere il secondo turno la corsa presidenziale, sarebbe più rassicurante per i gollisti e potrebbe ottenere anche aperture e credito dalla famiglia dei Popolari.
Bardella ha ben coltivato questa immagine da giovane pragmatico e vincente, con un aspetto più da manager che da politico estremista, più a suo agio forse nei corridoi dei palazzi che per le strade. A suggellare la svolta la storia sentimentale con Maria Carolina di Borbone, con la quale è finito su diverse copertine di gossip e spettacolo. In più occasioni ha anche preso le distanze dalla destra collaterale al Rassemblement National, come quando per esempio ha affermato che condivideva la scelta di mettere al bando il GUD.
La verità però è che anche senza il volto rassicurante di Bardella al momento Marine Le Pen sembra destinata in ogni caso all’Eliseo. Che la storia della sua famiglia, il peso dell’eredità del Front National e anche uno storico di buoni rapporti con Mosca, non sembrano essere un ostacolo per l’affermazione di Marine Le Pen. Il volto “pulito” di Bardella non servere numeri alla mano più tanto. Il sondaggio Ifop realizzato immediatamente dopo il verdetto di Parigi, parla di un nettissimo vantaggio nei confronti del candidato liberale Edouard Philippe in caso di confronto con MLP, che conquisterebbe il 54% dei consensi al secondo turno. E le cose non andrebbero meglio se ad arrivare al rush finale fosse Jean-Luc Melenchon, mentre il canditato socialista sembra decisamente troppo lontano.
Ecco cosa dicono i sondaggi:
Le Pen (RN-PfE): 54%
Philippe (HOR-RE): 46%
Le Pen (RN-PfE): 55%
Attal (RE-RE): 45%
Le Pen (RN-PfE): 70%
Mélenchon (LFI-LEFT): 30%
Il 2027 sarà un anno cruciale per il futuro dell’Europa: si voterà in una manciata di settimane in Spagna, in Francia e in Italia, e l’estrema destra potrebbe confermarsi al potere nel nostro paese, conquistare per la prima volta l’Eliseo (con un effetto deflagrante sugli equilibri europei) e andare al potere con i Popolari in Spagna
Un contesto in cui l’evidenza per cui il cordone sanitario nei confronti dell’estrema destra non esiste più, e per la prima volta in Francia è chiarissimo come la destra gollista e anche liberale, preferirà di gran lunga il candidato dell’estrema destra a quello della sinistra, cambia molte cose. Intanto gli attacchi verso Le Pen sulla condanna subita, non sembrano sortire particolari effetti nell’opinione pubblica. Se i socialisti preferiscono parlare “di contenuti”, non facendo granché riferimento alle vicende giudiziarie, la sinistra ha accolto MLP alla sua prima uscita pubblica ribaltando un vecchio slogan del Front National che recitava “mani pulite testa alta (“mains propres, tête haute”), in “mani sporche testa bassa” (“mains sales, tête baissée”). Numeri alla mano non è una strategia che funziona un granché bene.







